Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606 -1669)
Filosofo in meditazione (1632)
Paris, Musée du Louvre - Ingrandimento con il tasto sinistroForme ampiamente rappresentate in natura, simboleggiano nelle differenti tradizioni un percorso di trasferimento di forze. Geometricamente distinte, spirale ed elica ritrovano sul piano simbolico l'unità originariamente condivisa. L'aspetto formale sotto il quale si manifestano è infatti quello della curva che si avvita intorno a un centro. Tale stretto rapporto morfologico, e perciò simbolico, è comprovato dall'etimologia del termine 'elica', proveniente dal greco " έλιξ " ovvero 'spira'. Nel dipinto di Rembrandt l'aspetto umano, corporeo, della filosofia originaria, tesa come sappiamo al raggiungimento di una condizione soggettiva di esistenza soddisfacente per mezzo della conoscenza del vero identificato per questo con il bene, è rappresentato dalla figura del filosofo. Questi è immerso in uno stato meditativo ammorbidito dalla luce, proveniente dall'esterno e dall'alto, in un contesto figurativo arrotondato e dolce, come l'abbandono della testa e delle spalle testimoniano. Al centro della scena la corrente ascensionale del pensiero è riproposta dalle spire elicoidali della scala, che avvitandosi su sè stessa lascia sulla destra una zona completamente buia, in cui la luminosità della coscienza cede il posto all'oscurità del non pensabile. Se in natura tali strutture formali si sviluppano invariabilmente nel segno della continuità (si noti come il convolvolo che ripropone la curva dell'elica, o il guscio del nautilo che rispecchia la spirale logaritmica soggiacente alle leggi matematiche della sezione aurea, siano entrambe forme biologiche intere, compiute e conchiuse), l'esperienza umana necessita per converso di una discretizzazione dell'intero processo in stadi distinti. Ecco dunque i gradini della scala, rappresentati nell'iconografia occidentale laddove è necessaria l'evocazione dello sviluppo della coscienza. Le tappe, in qualche modo, segnano la via che l'umanità percorre. La natura può prescinderne, rappresentando essa stessa il principio unitario di cui è diretta emanazione. Tornando all'immagine di Rembrandt per seguirne la narrazione lungo la linea di provenienza della luce, si nota, all'estremo opposto della sorgente luminosa esterna, una donna intenta ad operare presso un focolare. La mano bene 'illuminata' è dipinta con dovizia di dettaglio maneggiare con perizia uno strumento. Volge le spalle alla finestra, al filosofo, e alla scala. E' protesa verso l'interno della stanza in direzione di una fonte luminosa complementare proveniente dal basso. Sembra evocare una via manuale e pratica verso la conoscenza, che perfeziona il prodotto grezzo trasmutandone per mezzo del calore la sostanza scavalcando in tal modo il processo di pensiero. Lo stesso concetto di gnosi, che ha permeato di sè le origini del cristianesimo, si denota con un sostantivo femminile. Femminile è l'incarnazione della ciclicità e femminile è parimenti il concetto di natura, ampiamente nominato nei vangeli apocrifi e che influenza intimamente la filosofia del Quattrocento. E' il segreto taciuto dal velo di Iside. E' il dogma mariano della gloriosa Assunzione, introdotto nel 1950 dalla chiesa cattolica messa alle strette dalla realtà trascendente che da sempre la precede.